giovedì 10 luglio 2014

Il bambino e la lettura: un tesoro da scoprire.





"Quando si aiuta un bambino a pensare alle sue emozioni difficili attraverso una storia, si riesce ad evitare che tali emozioni gonfino dentro di lui fino a trasformarsi in una complicata situazione interiore. In altre parole, le storie possono diventare una parte vitale del sistema digestivo delle emozioni e dei sentimenti di un bambino sano" 
(Margot Sunderland)



Il libro visto da un bambino
Il libro è prima di tutto un contenitore di immagini, di suoni e pensieri: immagini personali, uniche che rappresentano o contengono elementi emotivi importantissimi; il libro può diventare un gioco vero e proprio, un momento di condivisione, di scoperta e relazione e, perché no, può costituire un ottimo e divertente strumento di supporto all'attività didattica attraverso il quale acquisire contenuti e conoscenze.
La lettura è un gioco che prevede interazioni, momenti di suspance, risate e azioni, che coinvolge totalmente il bambino in tutte le aree cognitive e che aiuta a esprimere i suoi stati d'animo e le emozioni.
Una buona abitudine alla lettura ha bisogno di un lungo esercizio e dovrebbe essere coltivata sia in ambito scolastico sia in quello familiare. Il ruolo dell’adulto in questo periodo di vita è fondamentale poiché leggendo “con” il bambino (e non al bambino) potrà instaurare una relazione intima e interattiva con lui.

Fin dai primi anni di vita, il bambino si trova immerso in un mondo di narrazioni, non solo fiabe, favole ma anche fumetti, film, cartoni animati ecc. Con la crescita questi vengono poi sostituite da forme narrative più complesse, come il teatro, il cinema e i romanzi d’autore.
La narrazione pertanto è una delle esperienze più frequenti della nostra esistenza e ha un ruolo rilevante ai fini dello sviluppo del linguaggio orale, della nascita del futuro lettore-scrittore e della crescita conoscitiva e emotiva dell’individuo.
La competenza narrativa è un’abilità evolutiva che si accresce e si affina nel corso degli anni, e conosce un grosso sviluppo soprattutto a partire dai tre-quattro anni di età. Gli studi sui bambini di età prescolare hanno ampiamente sottolineato come la narrazione costituisca una strada privilegiata affinché il bambino possa entrare precocemente in contatto con la lingua scritta “e ricavarne insieme piacere e competenza” (Catarsi, 2001, p. 48).


Ma vediamo nel dettaglio quali sono i vantaggi derivanti da una buona abitudine alla lettura in età prescolare.

Sviluppo della capacità di attenzione e di ascolto: attraverso la lettura si offre al bambino la possibilità di imparare ad "ascoltare", tenendo presente che le modalità di ascolto sono diverse da bambino a bambino e tutte legittime. In genere però tutti i bambini "ascoltano" con il corpo, attraverso il movimento, il contatto fisico, l'azione. Ad attirare l'attenzione del bambino sarà "l'oggetto" libro: il bambino sarà incuriosito dalle sue componenti e dalle sue forme.

Sviluppo della creatività e delle immagini mentali: la lettura stimola la creazione di immagini mentali, inizialmente attraverso il supporto delle illustrazioni, in seguito sempre più personali e incoraggiate solo dalla musicalità del linguaggio verbale.

Sviluppo del linguaggio: tanto più precoce è l'avvicinamento alla lettura, tanto più sarà facile lo sviluppo linguistico del bambino nel primo approccio al codice scritto e alla comunicazione verbale poiché esso inizierà a imparare termini, regole e caratteristiche organizzative della lingua scritta, prima dell’ingresso nella scuola. Ad esempio, durante la lettura di una storia, l’adulto propone al bambino vocaboli strettamente inerenti il codice scritto (quali “pagina”, “capitolo”), formule tipiche del testo narrativo (quali “c’era una volta…”, “e vissero felici e contenti”) e ancora, lo mette in contatto con alcune regole convenzionali di organizzazione del materiale scritto (andamento destra-sinistra, alto-basso, ecc.).
Il bambino acquisisce anche un primario "senso della storia", cioè delle “strutture narrative” fondamentali del racconto: inizio, centro e fine del racconto, inserendo, magari con il tempo, la possibilità di fare previsioni, procurando maggiore elasticità, sotto forma ludica, nell'acquisizione delle categorie temporali.

La costruzione del sé: identità personale e culturale
Le narrazioni a cui siamo esposti, a partire dall’infanzia, contribuiscono alla costruzione della nostra identità personale e culturale. I personaggi della narrazione, con le loro azioni incarnano i temi rilevanti della cultura, i suoi sistemi di valori, norme e credenze, i modi in cui è ritenuto accettabile comportarsi e perseguire i propri obiettivi, gli atteggiamenti puniti e biasimati, ecc. Attraverso i meccanismi di identificazione empatica con i personaggi, il lettore esplora se stesso e le proprie emozioni.

La dimensione affettiva-emotiva
In anni recenti alcuni studiosi come Bettelheim, Calò, Cirese, hanno sottolineato l’importanza delle fiabe nello sviluppo del bambino.
Le fiabe sono utili perché pongono il bambino di fronte ai principali problemi umani come il bisogno di essere amati, la sensazione di essere inadeguati, l’angoscia della separazione, la paura della morte ecc.
La fiaba dunque ha un importante valore educativo e terapeutico. Educativo perché induce il bambino ad accostarsi alla realtà, osservando ciò che accade senza sbilanciarsi troppo. Terapeutico perché, attraverso l’osservazione creativa della realtà, il bambino sperimenta emozioni nuove, o familiari, mantenendo la giusta distanza che lo aiuta a rafforzare la propria identità. Nelle fiabe infatti viene data molta importanza alle risorse personali, alla capacità del singolo nell’affrontare i problemi che la vita pone; il bambino trova negli eroi e nelle storie un sostegno emotivo di fronte alle prime difficoltà esistenziali, acquisisce informazioni rilevanti sul mondo dell’interiorità e delle emozioni, proprie e altrui, comprende le particolari circostanze da cui sono innescate, dove e come possono essere esibite e comunicate, quando devono essere controllate, come affrontarle, le ragioni di certi atteggiamenti ecc.
Nelle letture per i più piccoli, in particolare nelle fiabe, vengono sollecitate essenzialmente emozioni semplici, primarie (paura, gelosia, …), esperite in maniera poco consapevole e poco controllata cognitivamente. Sono soprattutto queste emozioni a creare problemi ai bambini perché sono difficili e dolorose da esprimere e quindi si prestano a essere evacuate attraverso comportamenti provocatori e di sfida che hanno l’effetto di farli sentire più soli e cattivi. “Quando si aiuta un bambino a pensare alle sue emozioni difficili attraverso una storia, si riesce ad evitare che tali emozioni gonfino dentro di lui fino a trasformarsi in una complicata situazione interiore. In altre parole, le storie possono diventare una parte vitale del sistema digestivo delle emozioni e dei sentimenti di un bambino sano” (Margot Sunderland, Raccontare le storie aiuta i bambini, Erickson).
Nelle letture “un po’ più mature”, buona parte delle emozioni che si provano sono legate all’empatia e all’identificazione con i personaggi. Si tratta di quelle risposte partecipatorie e di rispecchiamento negli stati emotivi dei personaggi che si innescano soprattutto se questi ultimi sono positivi e dotati di nobili scopi; consonanti con le nostre visioni del mondo; portatori di temi per noi rilevanti o più semplicemente affini a noi per età, sesso, situazioni di vita. L’empatia aumenta considerevolmente il piacere della lettura, la motivazione a proseguirla e migliora la comprensione del testo.


 “Il tuo bambino amerà i libri perché ama te”: La relazione genitore-figlio

Secondo Rita Valentino Merletti, una dei principali esperti in ambito di lettura ad alta voce, “L'intimità, la complicità che si crea tra un adulto e un bambino che leggono insieme ha buone probabilità di durare tutta la vita e spesso costituisce il migliore di tutti i ricordi”; in altre parole, la lettura della fiaba, dei racconti, ecc. diventa la via maestra per entrare in contatto con il mondo emotivo dei propri figli, quel contatto molti genitori lamentano di non avere. Provate ad accennare l’inizio di un racconto ad un bambino di tre/quattro anni: questi vi guarderà con gli occhi spalancati pronto ad ascoltare.
Affinchè avvenga la familiarizzazione del bambino con il materiale narrativo, è rilevante non solo la frequenza ma anche la qualità di tali esperienze e soprattutto “il clima affettivo” nel quale si situano.
Com'è facilmente intuibile, nella creazione di uno spazio favorevole alla lettura ciò che più conta è lo spazio mentale. La quiete e la serenità esteriori dovranno accompagnarsi a una reale disponibilità interiore. Niente insomma è più coinvolgente ed educativo per un bambino di qualcosa in cui l'adulto si senta veramente convinto. Nella lettura ogni minima esitazione o anche una superficialità di base con cui fosse condotta l'attività sarebbe inevitabilmente assorbita o peggio colta consapevolmente dal bambino e creerebbe un presupposto negativo, un'esperienza non piacevole e quindi di ostacolo al percorso di avvicinamento alla lettura. Non proporre racconti che non piacciono prima di tutto a chi legge. Ciò che si sente traspare inevitabilmente dalla lettura e rischia di trasmettere un messaggio contraddittorio e controproducente.
Preparazione: Il tono di voce, la ritmicità del linguaggio, se ben impostati e programmati, permettono al bambino di sentirsi a suo agio e fare l'esperienza con serenità. Leggere lentamente rispettando il ritmo del testo, con chiarezza e partecipazione anticipando a gesti ciò che sta per accadere: i bambini sono spesso incerti sull'accuratezza delle proprie reazioni emotive e un segnale da parte dell'adulto li rende più disponibili a manifestare appieno le proprie emozioni. Fategli domande: “cosa pensi che succederà adesso”? Lasciate che il bambino faccia domande e cogliete l’occasione per parlare.
L'ambiente fisico: La confortevolezza dell'arredamento è una caratteristica irrinunciabile per due motivi fondamentali, il senso di abbandono e il mantenimento dell'attenzione. La stanza non deve necessariamente essere troppo illuminata, la luce soffusa crea un senso di intimità che lega maggiormente i componenti del gruppo e svolge una funzione di sfondo alla lettura di fiabe o filastrocche.

Quando iniziare a leggere?
Si può iniziare un percorso di lettura ad alta voce con bambini di qualsiasi età purché il materiale proposto e la modalità presentata si adegui e stimoli le abilità e le capacità acquisite nella data fase evolutiva in cui il bambino si trova. Già a cinque o sei mesi di età i bambini mostrano interesse verso le immagini dei libri illustrati;
La lettura deve essere programmata in base alla risposta effettiva dei bambini all'attività, in base al tipo di libro proposto, in base anche a una inevitabile componente umorale che non può certo essere prevista.
Anche la durata dell'attività va programmata in base alla capacità di attenzione del bambino e mediamente non supera la mezz'ora. Prolungare eccessivamente il tempo dedicato alla lettura con bambini in età da 1 a 5 anni potrebbe significare annoiarli, o peggio forzarli, registrando così un primo clamoroso insuccesso del percorso il cui fine principale è avvicinare il bambino alla lettura.

Come scegliere un libro?
Tenendo presente la Teoria dello sviluppo cognitivo secondo lo psicologo svizzero Piaget, si possono individuare i libri utili a soddisfare le esigenze di lettura dei bambini nelle varie fasi della loro crescita.

FASE SENSOMOTORIA (0-2 anni): il bambino sviluppa la conoscenza tramite le attività motorie che lo mettono in relazione con la realtà circostante e generano degli effetti sensoriali.
In questa fase è importante proporre allora materiale che risponda alla sua esigenza di "sensorialità" con libri di diversi materiali, in particolare con inserti di stoffa o carte rumorose, piccoli sonagli, immagini in rilievo (Es. libri pop up). Si tratta di giocattoli, ma con una finalità intrinseca: avvicinare il bambino a quell'oggetto-libro mediante la risposta alla sua naturale curiosità e attraverso la stimolazione di quella che per lui è la primaria fonte di conoscenza cioè i sensi; il suo interesse principale sarà costituito dalla consistenza della carta, dal suo odore, dal fruscio prodotto, dai colori proposti dalle poche immagini, ecc..
Non si trascuri poi il concetto di "girare le pagine", anche se poche, come avvicinamento al meccanismo del libro, come richiamo a quella permanenza delle immagini e alla sorpresa portata dallo scorrere da una pagina all'altra.
I libri adatti a questa età avranno un linguaggio elementare, la parola scritta sarà quasi assente o sarà presente in brevi frasi, meglio se in rima o in forma di filastrocca.
La ritmicità proposta dalle filastrocche evoca nel bambino quasi un movimento fisico, quello del "cullarsi", che gli procura serenità e una buona disposizione verso l'attività in corso.

FASE PRE-OPERATORIA (dai 2/3 anni ai 7 anni): il bambino inizia a impadronirsi del linguaggio, a riconoscere forme via via sempre più complesse come numeri e lettere dell'alfabeto, ed apprende gradualmente il pensiero logico (ragiona su pensieri semplici).
In questa fase si possono proporre piccole storie, di cui il bambino saprà riconoscere gli elementi chiave; la sua capacità di attenzione sarà maggiore e dunque il numero di pagine potrà essere più consistente. Verso la fine di questa fase, il bambino avrà sviluppato un primario senso morale, che dovrà essere appagato con la scelta di storie a lieto fine dove "il cattivo" riceva l'adeguata punizione.
È importante inoltre, trovare il personaggio di una fiaba che compia azioni conosciute e quotidianamente svolte dal bambino, come andare a scuola, mangiare, lavarsi i denti, poiché permette di verificare indirettamente le sue competenze e la sua coscienza di quegli eventi quotidiani.

FASE OPERATIVA CONCRETA (dai 7 agli 11 anni): il pensiero è più flessibile, il bambino è in grado di ripercorrere mentalmente le proprie azioni (reversibilità del pensiero), pertanto l'accresciuta capacità di ragionamento può essere stimolata con piccoli gialli e libri realistici simili a quelli "dei grandi".

FASE OPERATIVA FORMALE (dagli 11 ai 14 anni): il ragazzo diventa capace di considerare tutte le possibili combinazioni relative a un problema nella sua globalità e di riflettere su una situazione ipotetica. In questa fase è fondamentale la varietà tematica proposta che possa consentire uno spunto di riflessione alle domande tipiche di questa età (identità, sessualità, relazione con i coetanei, ecc.).




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