domenica 31 agosto 2014

L’elaborazione del Lutto nei bambini: la presenza nell’assenza






Il lutto s’impone all'adulto come al bambino. Costituisce una prova di grande maturità tramite la quale ognuno prende coscienza della mortalità dell’essere umano, di sé stesso come dei propri cari. Ma aiuta anche a prendere coscienza del fatto che la persona non trascina i vivi con sé nella morte, non ferma la vita. (D.Oppenheim)

Come aiutare i bambini a comprendere la perdita di una persona cara?


Per tutti la morte ha un significato di perdita, separazione, abbandono; essa è un evento naturale del ciclo vitale dell’individuo e della famiglia ma rappresenta indubbiamente uno degli argomenti più difficili tra quelli che gli adulti devono affrontare con i loro bambini, soprattutto quando riguarda un familiare importante.
I bambini sperimentano il fenomeno della morte abbastanza precocemente, basti pensare alle favole o alle esperienze di vita quotidiana (la televisione li mette continuamente in contatto con la morte). 
Prima dei tre anni, il bambino inizia a formarsi un'idea di morte e si dà delle spiegazioni (ad esempio se si va dal dottore si resuscita oppure pensa che muoiano solo i cattivi). Quando inizia la scuola materna comincia a capire che essa è una cosa reale ma pensa che si possa evitare; all'inizio della scuola elementare, inizia a rendersi conto che la morte può colpire tutti e che può avere cause diverse, poi verso i 10 anni, comprende che essa possiede caratteristiche di irreversibilità e imprevedibilità. Durante l'adolescenza il ragazzo è affascinato da questo tema, ci pensa molto, ma ancora non si rende davvero conto del suo carattere definitivo.

E' opinione diffusa che i bambini debbano essere protetti dalla sofferenza attraverso l'allontanamento, il silenzio e l'evitamento di tutto ciò che ha a che fare con il mondo della malattia e della morte. Tuttavia, eludere l'argomento o dissimularlo non li preserva dalla sofferenza e soprattutto non li sostiene nel lungo processo elaborativo che devono necessariamente affrontare. 
Certamente, non si è mai del tutto preparati e pronti a lasciare andare chi si ama (da bambini così come da adulti), ma i bambini hanno bisogno di accostarsi all’esperienza della morte tramite una "guida"sicura.
Quando i genitori decidono di nascondere loro la morte di un familiare, questi inevitabilmente avvertono il clima emotivo diverso: i discorsi a bassa voce, le espressioni dei volti, la commozione ecc.. I bambini infatti percepiscono rapidamente i minimi cambiamenti della vita familiare e potrebbero interpretare questi segnali come qualcosa che deriva dal loro comportamento; meglio quindi non far finta di niente, ma trovare un modo semplice e veritiero per spiegare la morte di una persona cara, anche se questo non è indolore. 
L’adulto deve offrire al bambino una relazione di “contenimento” in cui, quest’ultimo possa sentirsi rassicurato nello sperimentare dolore e sofferenza; il genitore deve avere un atteggiamento di ascolto, saper cogliere non solo dalle domande, ma anche dai comportamenti di malessere, quando aprire il dialogo su questi temi.
Secondo alcuni autori, nel caso in cui dovesse venire a mancare il supporto delle persone che sono vicine al bambino, è possibile che la morte di una persona cara nell’infanzia possa generare una serie di comportamenti anormali durante la crescita.

Come aiutare i bambini ad affrontare l’argomento?

Spiegate cosa è successo: evitare l’argomento vuol dire costruire intorno alla morte un alone di mistero che non lo aiuterà a capire e ad elaborare l’assenza; è meglio essere espliciti e usare la parola "morte", dare delle spiegazioni semplici e chiare, anche se non particolarmente dettagliate. Cercate inoltre di spiegare il cambiamento del vostro comportamento in modo da non procurargli eccessive ansie e preoccupazioni.
Sono da evitare invece tutte quelle frasi che generalmente si usano con l’intenzione di rendere la morte più accettabile e meno dolorosa come ad esempio "Sta dormendo", "È volato in cielo", “é partito per un lungo viaggio”. Il rischio è quello di instaurare un’attesa senza fine in vostro figlio, che si convincerà che prima o poi la persona perduta tornerà. Inoltre, queste metafore generano confusione e paura per cose normali come restare da solo in una stanza, paura di addormentarsi da solo, ecc.
Non allontanate il bambino da casa: lo privereste del vostro affetto in un momento molto delicato e inoltre non ne capirebbe il motivo. Potrebbe essere utile invece invitare a casa un parente o un amico che possa essere un supporto fisico e psicologico per il bambino e per voi.
Comunicazione del dolore: E' importante che l’adulto incoraggi il bambino nella manifestazione dei suoi stati d'animo. Spesso i bambini non riescono a piangere o a parlar della perdita perché aspettano di vedere un adulto fare lo stesso quasi per avere la sua "autorizzazione". Quindi, l'adulto per primo deve concedersi di esprimere il proprio dolore senza sentirsi inadeguato o di cattivo esempio, al contrario, così facendo aiuterà il bambino a comprendere che il dolore è esprimibile, mostrabile, che non è il solo a provare sofferenza e che è possibile supportarsi e sostenersi reciprocamente. 
Partecipare ai rituali sociali di passaggio: la partecipazione ai funerali o ai rituali di saluto al defunto può rappresentare un'opportunità; i bambini, così come gli adulti, devono costruire una sorta di immagine interiore del defunto per poterne mantenere viva la presenza. Per il bambino, sapere di essere stato presente in un momento così difficile è una consapevolezza importante perché permette di “salutare” la persona cara e alleviare il possibile senso di colpa anche rispetto al futuro.
Condividere con il bambino i ricordi sulla persona che non c’è più, incoraggiare la narrazione e arricchirla per consolidare una rappresentazione positiva della relazione tra il bambino e la persona che ha dovuto lasciare. Inoltre questo tipo di condivisione servirà ad entrambi per non sentirsi soli.

Naturalmente non ci si deve aspettare da parte dei bambini una risposta univoca alla scomparsa di una persona cara, poiché le loro reazioni dipendono dall'interazione di molteplici fattori come l'età del bambino e la qualità del legame con la persona scomparsa.
Alcuni possono non reagire, ascoltare senza fare commenti o allontanarsi ricominciando a giocare. Questo atteggiamento può significare la non comprensione di quello che è successo o anche un rifiuto ad accettare quanto accaduto. Altri invece possono iniziare a piangere, atteggiamento frequente tra i bambini più grandi che riescono meglio a comprendere il senso della morte. Altri ancora possono sviluppare uno stato di ansia e manifestarlo attraverso un attaccamento ossessivo nel tentativo di avere un controllo sulle persone e sugli eventi. Ad esempio il bambino potrebbe aver paura di entrare in una stanza da solo, anche se prima non dimostrava nessun disagio (questa forma di controllo lo rassicura sul fatto che questa non possa scomparire).

John Bowlby in "Attaccamento e Perdita” descrive l'elaborazione del lutto come un processo suddivisibile in alcune sottofasi:
1. uno stato iniziale di shock, intontimento, incredulità che può essere associato a un meccanismo difensivo di negazione ("Non è possibile che sia successo"). Il bambino nega l'evento e afferma che può risolversi tra poco, potrebbe chiamare la persona morta o potrebbe volerla cercare. 
2. intenso dolore psichico, con sentimenti di rabbia verso il mondo esterno e verso il defunto stesso che ci ha abbandonato, di angoscia da separazione, di senso di colpa per non aver fatto tutto il possibile per il defunto o per aver lasciato questioni irrisolte con lui.
La rabbia e l'impotenza che il bambino sperimenta possono manifestarsi attraverso sintomi fisici (perdita di appetito, difficoltà ad addormentarsi) o in lunghi pianti apparentemente immotivati.
In questo periodo si possono avere anche episodi allucinatori per cui sembra di vedere la persona defunta o sentirne la voce: questi fenomeni trovano un senso se si pensa che la materializzazione della persona morta potrebbe avere una funzione di mantenimento del legame con lei e persuaderci che la persona che abbiamo perso è ancora presente. Se dovesse capitare al vostro bambino non allarmatevi ma aiutatelo a parlare del suo dolore. 
3. Il compimento del lutto si ha con il superamento del dolore acuto (nonostante il permanere di episodi di tristezza e senso di perdita) e con l'accettazione che quella persona non tornerà più, attraverso un meccanismo di interiorizzazione, per cui la persona diventa parte del nostro mondo interno e quindi, in un certo senso, non la perderemo mai.
Probabilmente la maggior parte dei bambini alternerà momenti di coinvolgimento e tristezza a momenti di gioco e apparente distrazione. È importante non dimenticare che per essi (soprattutto per i più piccoli) non è la parola il canale privilegiato per raccontarsi e che parlano con il corpo, con il gioco, con il disegno.

Il lutto non è un momento ma un processo che avviene nel tempo e che si riaffronta più volte nel corso della vita, ad ogni nuova perdita e separazione. E' dunque estremamente importante preparare, accompagnare e sostenere il bambino che si trova ad affrontare la scomparsa di una persona cara.  Tale esperienza rappresenterà un'occasione di apprendimento, in base alla quale saranno affrontare le successive esperienze di perdita nel corso della vita.


1 commento:

  1. è vero però essere genitori non è facile, come direbbe Bettelheim, uno psicoanalista austriaco, "Allevare i figli è un'impresa creativa, un'arte più che una scienza".

    RispondiElimina